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    prodotti contadini, che esaltano l’importanza della biodiversità e della produzione biologica

Il progetto politico della Comune Urupia fu avviato oltre 23 anni fa dall’incontro tra un gruppo di salentini, quasi tutti redattori della rivista Senza Patria, e da un gruppo di “militanti” della sinistra radicale tedesca.

Il progetto decolla nel 1995, con l’acquisto di fabbricati e di circa 24 ha di terreno nelle campagne salentine di Francavilla Fontana. La masseria e i terreni furono acquistati grazie alle poche possibilità economiche delle comunarde e con il sostegno di tante compagne e compagni. La proprietà di questi beni è intestata all’Associazione Urupia, creata appositamente per poter sottrarre alla proprietà privata la disponibilità legale dei beni e dei mezzi di produzione.

Principi costitutivi della Comune sono l’assenza della proprietà privata e il principio del consenso. La Comune aspira ad essere la realizzazione pratica di un’utopia libertaria: la possibilità, cioè, di raggiungere un alto livello di autosufficienza economica, di libertà politica e di solidarietà sociale attraverso il lavoro e l’agire collettivo, eliminando ogni forma di gerarchia. Urupia è un laboratorio quotidiano dell’autogestione aperto a tutte e tutti, che ricerca il massimo sviluppo delle possibilità individuali e la massima negazione delle leggi del mercato, il rispetto delle diversità umane e l’opposizione alle leggi del privilegio e del profitto.

I terreni sono stati quasi tutti messi a coltura: più di 15 ha di oliveto prevalentemente plurisecolare, più di 3 ha di vigne, 1 ha di orto, seminativi, frutteti, ma anche attività politiche, sociali, lavorative, economiche, svolte dalle centinaia di persone che hanno animato questo laboratorio sociale dell’utopia.

A Urupia non interessa solo produrre alimenti di buona qualità, ma soprattutto diffondere l'idea e la pratica di un progetto sociale e politico libertario ed ecologico. Per motivazioni economiche e politiche la Comune non utilizza alcun marchio ufficiale, ma sostiene le pratiche della certificazione partecipata.
“La nostra certificazione siamo noi stesse e chi ci conosce o acquista i nostri prodotti”.